Cari lettrici e lettori,
finalmente torno alla scrittura dopo mesi di subbuglio emotivo e adattamento ai (vecchi) nuovi ritmi.
Giusto oggi ero di nuovo di fronte a quella meravigliosa Certosa in Garegnano e i pensieri sono subito tornati a due mesi fa.
Anche quel giorno di luglio, c’era un sole caldissimo (per quasi tutti, troppo caldo) che accarezzava con la sua luce l’intero edificio e chi era intorno. Fino a riflettersi nei numerosissimi strass, glitter di decorazioni, invitate e nei negli Swarovskini del mio abito.
Momenti, ricordo, che malcelavano uno stato di fibrillazione generale e qualche attimo da Gargoyle di me stessa, dopo aver scoperto che mancavano le fedi… ritardo di 45 minuti. NON dipeso da me. In auto con papà. Diabetico e iperteso. Con 45 gradi all’ombra.
Sipario.
Il mio papà è il mio eroe. Per descrivere quanto, appena 18enne ebbi un gravissimo incidente d’auto.
Ero dietro, addormentata dopo -ammetto- più di un cocktail. Dell’impatto non ho memoria, ricordo solo il rumore tremendo delle motoseghe e le sirene. Mi hanno accompagnata a lungo, e nella mente, a volte, fanno ancora eco.
Due ragazzi che avevano bloccato la corsia intorno, sparando al massimo i fari, hanno permesso che non finisse anche peggio.
Un frammento di memoria mi fa ricordare la testa e l’espressione preoccupata, se non disperata eppure fintamente serena, di quel mio amico che oggi non c’è più.
Il migliore. Come amico, come marito, come padre. E come uomo.
La sua testa che si chinò sulla sua spalla e, col solito fare, mi chiese “Vero, tutto bene?”
Poi, il buio. Un volto amico che non riesco a ricordare tagliava, credo, i miei vestiti dentro l’ambulanza. Svenuta. Stato di semi coma. Mi sono svegliata per pochissimo.
Non potevo muovermi, incosciente, il corpo non rispondeva, ma sentiva.
Era lei.
La voce di papà. Mi ha riportata nel mondo.
Ecco perché, quando il giorno delle nozze, mio papà mi ha presa per mano, tutto è andato nel modo giusto.
O, almeno, giusto per me. Per noi. Sì, perché anche mio marito -e fa ancora specie dirlo, figurateVi scriverlo- merita menzione.
Sono convinta anche che Nicki non si sia mai del tutto discolpato di quell’incidente. La responsabilità se la dava da solo, e da quel dì continuò ad essere presente per me in ogni momento.
Assieme a lui, si aggiunge successivamente Emi.
Ma per parlare di loro, è ancora presto.
Sappiate solo che, nonostante non siano più fisicamente qui, io credo di essere stata talmente fortunata da aver avuto, nella vita, ben due di quelle amicizie stupende che non penseresti di trovare in altre 10.
E la luce del sole che accarezzava e illuminava tutto intorno, sono sicura, fosse così calda perché erano lì, con me.
Tutto questo lunghissimo preambolo mi riporta incredibilmente alla realtà odierna. Ho pubblicato un articolo stamattina su MilanoTeatri, di cui ho scritto in precedenza.
Racconta del legame di continuità positiva e costante che solo l’arte sa fare.
A fronte di uno spettacolare “miracolo a Milano”, solo poche ore fa, con Vogue World. Con mostri sacri del saper fare italiano (vedi i miei adorati ammirati Domenico Dolce e un super Stefano Gabbana, insieme alla musa, ieri sera infinita JLo, Donatella, Miuccia, Pierpaolo Piccioli, Brunello Cuccinelli, Alessandro De Michele, solo per citarne alcuni) inficiato dall’inutile presenza di robottini a chiamare il pubblico, è evidente come il teatro e l’arte teatro giungano ovunque. Laddove vi sia la volontà di costruire.
Un’incredibile parata di stelle provenienti da moda, cinema, musica e spettacolo, contornata dal monumento nazionale Roberto Bolle, e dai ballerini che hanno danzato sulle note di Celentario.
Il cui brano fintamente anglofono, “Prisencolinensinainciusol”, sta vivendo una nuova primavera –anche se oggi inizia ufficialmente l’autunno– a distanza di oltre 50 anni.
Quello che definisco miracolo è il ritorno della Moda (sì, la M è maiuscola) perché rivedere alcuni abiti di Gianni Versace, di Re Giorgio, degli archivi Valentino e una Gigi Hadid indossare un abito in simil omaggio alla Commedia dell’Arte, è un piccolo regalo a noi che, LA Moda e il Made In Italy artigianale, li abbiamo visti, indossati, vissuti.
Aggiungete l’impareggiabile atmosfera della Galleria Vittorio Emanuele vestita a festa…
Quando ero piccola, mia mamma non perdeva occasione per fare abiti alle mie Barbie cercando di replicare i modelli indossati da Naomi, Claudia, Helena, la povera Cindy (alla quale è doveroso rivolgere un pensiero per il figlio scomparso tragicamente a soli 27 anni), e le altre. I giornali in copertina alternavano foto di divi e divine, spessissimo in compagnia di Gianni, Domenico e Stefano, Gianfranco (oh, quanto amore per il Signor Ferrè), Elio Fiorucci, l’imperatore Valentino e lui, l’immenso Re Giorgio. Come sarebbe stato contento, ieri sera. Almeno, fino alla prima parte.
Vi allego qui il link del mio articolo, cosicché possiate leggerlo e decidere di assistere ad almeno qualche spettacolo del Franco Parenti e, soprattutto, del nuovissimo Teatro Corvetto.
Un abbraccio, ché di gentilezza non ve n’è mai abbastanza,
Veronica
Disclaimer: le prime due immagini sono le mie, le altre appartengono ai rispettivi proprietari. Fonte: web








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