La mia esperienza a distanza di un anno dalla nascita del mio progetto, fra Prof e Amà
Cari Amici,
è un po’ che non mi scrivo sulla mia pagina.
Un po’ perché sempre di fretta -come tuttə-, un po’ perché ho qualche problema di salute noto che spesso torna, e un po’ perché sto organizzando il mio matrimonio. Finalmente, a luglio mi sposo!
ProfAmà e MilanoTeatri
La mia rubrica su MilanoTeatri, nello specifico, casomai Vi sfuggisse, si chiama ProfAmà, ed è per me un vanto.
Il format è quello di uno spazio molto libero (nulla a che vedere delle Stanze brutali o muschiate, sia chiaro) dove dare spazio a Professionisti -i “Prof”- e gli Amatoriali -gli Ama, ça va sans dire- con una speciale accentuazione sulla à finale cara ai noi milanesi. “Damatrà” (letteralmente seguimi, dammi retta) è uno degli esempi più carini del nostro dialetto, e mi piaceva preservarlo.
Quindi, questa mia creatura, per il quale spazio, doverosamente, ringrazio Ivan quale direttore di MT, è il risultato di una piacevole chiacchierata con i miei ospiti in cui raccontarsi, partendo da una loro citazione evocativa.
In ogni momento in cui mi sono trovata a parlare con un o un’artista, una persona di teatro, ho avuto la sensazione di aver trovato il là per una nuova amicizia.
Ed è per me la parte più bella.
Ho costruito legami, e lo sappiamo quanto oggi sia raro. Oltretutto, io non sono nemmeno la persona più semplice del mondo!
Ho avuto modo e piacere di intervistare per MilanoTeatri e per la rivista “Teatro” del Gruppo Attività Amatoriale Lombardia persone stupende, diversissime fra loro, che hanno solo arricchito il mio modo di vedere e percepire le persone e i loro mondi.
La Professoressa Matelli e i ragazzi del Suo Kerkìs
Di recente, mi sono trovata a farlo con la mia ex Professoressa dell’Università Cattolica di Milano. Elisabetta Matelli. Per i ragazzi, LA Matelli.
Vi assicuro, se me lo avessero detto, allora, non ci avrei mai creduto. Vi immaginate? Pensare di seguire per caso uno spettacolo e da un articolo scritto in quell’occasione, ritrovarsi ad essere invitata a bere un delizioso tè verde al limone e zenzero a casa sua, circa vent’anni dopo?!
In aggiunta, scrissi anni fa del gruppo che aveva fondato, Kerkìs- Teatro Antico in Scena, senza che nessuna delle due sapesse dell’altra, inizialmente.
Un’incredibile e fortunata coincidenza. Alla quale sono seguite tante confidenze. Un tesoro umano enorme, come il cuore della Professoressa.
Nello specifico, il link dell’articolo è questo qui
Vi lascio un estratto del mio articolo in merito, ma prima, il link:
La visione di Matelli, anima del progetto Kerkìs – Teatro Antico in Scena, è riportare il teatro classico al centro del presente, senza polvere e senza distanza.
La parola chiave è thauma, meraviglia. Ma non quella rassicurante: è una meraviglia che interroga, che apre, che destabilizza. Ed è proprio qui che il teatro antico ritrova la sua forza. Non come memoria, ma come esperienza.
Il teatro classico come specchio del presente
Parlare oggi di teatro classico significa parlare di noi. Amore, dolore, conflitto, identità: i grandi temi della tragedia greca non appartengono a un’epoca, ma alla struttura dell’essere umano.
Antigone non è lontana. È ogni volta che ci si scontra con una legge che non sentiamo giusta. Le Troiane non sono un racconto antico, ma una lente ancora attuale sulle conseguenze della guerra. La lotte fra legge morale e legge divina si rinnova e giunge fino a noi. Con un’eccellenza di contemporaneità quasi surreale.
Il regolo di piombo: Processo simulato contro Agorato
Giusto l’altroieri, mi è capitato di assistere al Processo Simulato in Università organizzato dalla Professoressa.
Il titolo del seminario era “Il regolo di piombo: piegare la legge o spezzare la giustizia?” dall’orazione XIII di Lisia.
Ci si chiedeva se un errore commesso per preservarsi dalla siddetta forzatura della tirannia che ha avuto morti come conseguenze fosse nel diritto pieno di amnistia. Nondimeno, se fosse lecito chiedere giustizia anche dopo anni.
Un po’ come nel caso di Bruno Dey, ex guardiano delle SS. Aveva 93 anni nel 2020 quando se ne chiese l’arresto; fu condannato a ben 75 anni di distanza per i crimini di guerra commessi in quegli anni tremendi.
Fu vittima inconsapevole?
Boia indifferente? Non lo sapremo mai, ma sappiamo che dopo la condanna, vista l’anzianità. le vittime dei lager ebbero pietà di lui e la pena venne poi sospesa.
E Agorato? Uno schiavo vissuto per sette anni come e fra gli Ateniesi, in qualche modo spacciatosi per tale, senza che alcuno gli chiedesse nulla, senza che alcuno facesse avvisaglia dei torti imputati.
Agorato organizzò un’ottima difesa, come hanno fatto, in Gemelli, alcuni dei ragazzi di Kerkìs (naturalmente, sono studenti ed ex studenti di Unicatt!). Allo stesso modo di Lisia, gli accusatori che ne hanno fatto rivivere le parole, hanno portato le loro osservanze legittime.
Il pubblico, non più -giocoforza- ateniesi, ma noi spettatori, con coscienza e occhi contemporanei, decreta l’assoluzione.
Piegare la legge non è lecito, o la giustizia non sempre coincide con la legge nella sua formula assoluta?
I Professori di Diritto Gabrio Forti e Alessandro Provera hanno spiegato meglio le dinamiche e la delicatezza della questione.
Non sta a me rispondere, posso riflettervi. E so che in cuor mio, da lì almeno, pace per le vittime, è stata fatta. Perché una società che si dimentica dei suoi criminali, ma ricorda solo i debitori, qualcosa lo perde, in termini di virtù.
Con questo, specifico, non mi riferisco ad una società specifica. Arbitrariamente intesa, almeno.
Il teatro come Alta Formazione
Nel lavoro di Elisabetta Matelli, il teatro classico è anche una scuola. Una palestra esigente per chi fa teatro e uno strumento concreto per chi lo attraversa da spettatore.
Per attori, registi e drammaturghi significa:
- confrontarsi con testi densi e strutturati
- acquisire una grammatica teatrale solida
- sviluppare profondità interpretativa
Per i giovani, invece, è qualcosa di ancora più diretto: un modo per leggere il presente. Non un obbligo scolastico, ma un dispositivo per orientarsi nella complessità.
Il teatro: esperienza viva e relazionale
In un tempo che tende a smaterializzare tutto, il teatro resta un atto fisico. Accade qui e ora, nell’incontro tra attore e spettatore.
La meraviglia (thauma) nasce esattamente lì:
- nella voce che vibra nello spazio
- nel corpo che agisce davanti a un altro corpo
- nella tensione condivisa del momento
Non è replicabile. Non è mediata. È esperienza.
Perché il teatro classico si riattualizza?
Il teatro classico continua a essere fondamentale perché non parla del passato, ma dell’essere umano. Quando va in scena con rigore e visione, come nel caso di Kerkìs, smette di essere patrimonio da conservare e diventa pratica. Viva.
In un quadro riassuntivo,
il teatro classico genera meraviglia e conoscenza
crea una relazione autentica tra scena e pubblico
unisce formazione, ricerca e spettacolo
offre strumenti per comprendere il presente
Il punto non è, infine, il mero recuperare il passato. Verte in toto sul farlo accadere nuovamente. E ogni volta che ciò funziona, quella meraviglia torna.
Kerkìs – Teatro Antico in Scena: tradurre e risemantizzare
Il progetto Kerkìs nasce con un obiettivo preciso: rendere il teatro classico vivo e fruibile oggi. Non è solo un “attualizzare”, ma tradurre e semplificare acciocché si comprendano i testi antichi. Portare in scena testi antichi mantenendone la complessità, ma restituendoli attraverso il linguaggio del corpo, della voce, della presenza. Perché essi ci parlano, continuano a farlo attraverso i grandi thopos antropologici della natura umana.
Un amore che si rinnova in una società che si riconosce di nuovo
Qui la ricerca accademica incontra la scena. E funziona, perché non resta teoria: diventa esperienza da vivere e condividere. Esattamente come quello alle origini, dove la tragedia rientrava nelle liturgie poiché funzionava quale catarsi per il pubblico ateniese. Esso sentiva profondamente ciò a cui assisteva. Per la commedia, invece, la funzione era di riflessione, analisi e stimolazione del pensiero critico su temi di grande attualità. Lo sapeva bene, in particolare, Aristofane, che usava il suo coro per dare voce e spesso aspri giudizi ai governanti della Pòlis.
Forse, perché una grande società torna a riconoscersi ove sono i confini di valori – e dolori – capaci di toccare corde a mo’ di schemi a priori di Leibniz. Ovvero, per chi non ha in mente al volo la sua filosofia, quelle verità eterne e interiorizzate dall’uomo che lo smuovono e valicano il tempo.
Le parole della Prof sono molto più esaurienti, perciò Vi rinnovo l’invito a concederVi del tempo e leggerle su MilanoTeatri.
Caterina Calvino Prina e la sua Accademia Ucraina di Balletto
Un’altra meravigliosa scoperta personale riguarda Caterina Calvino Prina, Direttrice dell’Accademia Ucraina di Balletto di Milano.
Ne ho scritto qui:
Pensando al termine grande, mi viene in mente, immediatamente, lei. Non solo – e forse non è nemmeno un caso- perché si chiama Caterina, come La grande.
Caterina è una donna colta, disponibile, aperta ed estremamente affabile. Mi ha colpita per la sua gentilezza e i suoi modi eleganti, in ogni momento della nostra lunga chiacchierata.
Ma è davvero grande, ai miei occhi (e di sicuro non solo miei), per la sua capacità di essere lungimirante e all’altezza dei suoi sogni. Ha trasformato un’idea in una realtà che da soli 13 studenti si è quasi ventuplicata. Ben 250 studenti e vent’anni dalla formazione della sua Accademia di danza classica. Che vanta ètoiles fra gli ex studenti e studentesse, e un novero di premi e riconoscimenti internazionali.
Oggi, la sua Accademia è una visione concreta che vanta vent’anni di storia, spesso di sfide e fiducia in un presente delicato. Lo definisce, quello post pandemia, come un dopoguerra bellico ove ricostruire è essenziale.
La lungimiranza di Caterina e la missione dell’insegnamento
Un progetto che nasce dalla volontà di unire la passione per la danza e quella per la formazione in virtù della consapevolezza che senza una buona cultura, essendo la scuola in ottica di età fra preadolescenza e diplomandi, non vi è “piano B”. Gli allievi che si iscrivono piccolissimi, ad esempio, per scelta personale o per sfortunati eventi quali infortuni che provocano impedimenti carrieristici futuri, necessitano di uscire da un percorso scolastico appagante, che permetta loro di valutare più opzioni.
Educare, dunque, per responsabilizzare
La disciplina del balletto, inevitabilmente, porta anche una forma mentis che si basa su consapevolezza, resilienza e spirito di sacrificio insieme ad altruismo, Si riflette sulla crescita stessa degli studenti quali individui.
“La soddisfazione più grande è vedere che tipo di persone sono diventati i miei allievi”, dice Caterina. E questa frase dice molto di lei.
Che ha pensato, attraverso la sua Accademia, a dare una casa ai suoi allievi nel vero senso della parola, presso il Convitto dell’Istituto Suore Marcelline di Milano. Ma non solo. Con la partecipazione delle stesse suore, ha dato vita al progetto formativo Arte Formazione Cultura che combina formazione scolastica di alto livello e accademica di balletto.
Le prestigiose collaborazioni con il Teatro Arcimboldi e il Teatro Carcano
Ma la caratteristica di questo già encomiabile progetto ambizioso è la preziosissima e ambiziosa collaborazione con il Teatro Arcimboldi di Milano, che ha scelto TAM per dar vita al progetto di danza classica, ed è diventato luogo di prove attive per gli studenti dell’Accademia. Dall’anno scorso, inoltre, è nata anche la Compagnia TAM legata all’Accademia, a cui è stata anche affidata la direzione dell’Accademia di balletto del Teatro Carcano. Attualmente, un’altra grande soddisfazione dopo aver ottenuto una piccola stagione di balletto in un teatro di 2200 posti come il TAM.
Un teatro come casa
Caterina, col convitto, ha perciò regalato alle sue ragazze e ai suoi ragazzi una casa e addirittura due sedi.
Dove provare in serenità per studenti, docenti e famiglie, spesso intrappolate nel traffico per spostamenti costanti pur di non far perdere lezioni ai figli. Sacrifici, che Caterina ha compreso e ai quali ha trovato più soluzioni iper efficienti.
L’unicum del suo modo di interpreare formazione, Accademia e danza?
Dare casa, appunto. Perché in TAM i ragazzi provano ogni giorno e vivono fin da subito l’esperienza del palcoscenico. Fin da piccoli -per meglio dire anche i più piccoli- partecipano in forma più o meno adatta in base alla loro esperienza, agli spettacoli.
Della stagione di balletto al TAM, due sono dei soli ballerini professionisti, e due dedicati anche agli allievi, affiancati da grandi ballerini usciti dall’Accademia.
A proposito, scrivendo “il teatro come casa”, ho ricordato un’altra bella intervista con un regista di talento, Andrea Colombo, che trovate a cliccando su questo link.
Vivere il palcoscenico: esibirsi insieme ai professionisti e l’Orchestra Filarmonica Italiana
I ragazzi, in toto, vedono palcoscenico, costumi, musiche.
Ogni spettacolo è accompagnato dall’Orchestra Filarmonica Italiana diretta dal Maestro Marco Dallara. La sua sede è anch’essa in TAM.
Scenografie e costumi
I meravigliosi allestimenti, scenografie, costumi e fondali sono un motivo di orgoglio per l’Accademia, poiché, se inizialmente necessitava di affittarli, ora ne ha un gran numero.
Frutto di selezione e ricerca negli anni.
Preminenza al benessere, oltre ai social
Altro unicum di AUB e della sua fondatrice è aver scelto di far seguire i suoi ragazzi passo passo e farli affiancare da una psicoterapeuta. L’adolescenza è un’età complessa, e lo è anche di più per ballerine e danzatori alle prese col cambiamento fisico e l’eco dei *filtri* social. (-Che fanno quasi da occhio di Sauron. Un malessere indotto e iper amplificato. Mostrato e, essendo di occhi che parliamo, di visualizzato. E non vi è anello che riunisca tutti o tenga. Vedi: conosco la sensazione, l’emozione; è che a furia di aggrapparti al nulla, un tesoro fatto di finzione, rischi di finire di Smigol. Per intenditori-).
Caterina sollecita i suoi a credere in loro stessi e non nelle soluzioni pratiche e in apparenza indolori dei talent, ché la vita è fuori, e costa fatica. Qualsiasi sia la situazione.
Anche l’educazione alimentare è, appunto, un’educazione, finalizzata a mantenere un equilibrio nel rapporto col cibo. Mirabile (anche se per i ragazzi può suonare un po’ come detestabile) la scelta di “punire” sospendendo le lezioni ad allieve e allievi che iniziano a manifestare atteggiamenti inusuali nella loro alimentazione.
Un inno a comprendersi, ascoltarsi. Accettarsi. Col compromesso del tempo.
Non esattamente ciò che si sa -non solo si sente- di molte altre realtà dove una ballerina in forma imperfetta non si può concepire. E non importa quanto lavoro e quante lacrime o autopunizione vi sia dietro, quanto il fisico remi contro per lo squilibrio ormonale tipico della crescita.
No! Conta che ci sia omologazione estetica. Non omologazione salutare.
E ciò accade non solo nei retroscena della danza, lo sappiamo. Notare la beatificazione di Mr NovoNordisk che ci ha donato il doppio miracolo di Ozempic off label e Wegony e che ci fa tornare alla sanità skinny obsessed degli anni 2000.
Che, per esperienza, sapeva solo di tutto, tranne che di healthy e sanity. Valori che abbiamo cercato di far urlare fino a quando, come in ogni bolla pompata ad arte, si svuotano a livello semantico. E non è un’accusa a chi è costrett -leggere bene: C-O-S-T-R-E-T-T-schwa, ad utilizzare i farmaci. Piuttosto, a chi li rende soluzione semplice con illusoria facilità, dopo aver inneggiato al body positive per anni.
Facendovi sopra una fortuna. Strano, vero?!
Finché punturina non ci separi, insomma…
La Bella Addormentata e il Gran Galà del Ventennale
Tornando a cose più interessanti delle mie singolari perplessità su metodi e metodologie, quello adottato da Caterina Calvino Prina e dai suoi insegnanti in Accademia è il Vaganova, che predilige per il lirismo delle braccia, e l’approccio ai più giovani.
AUB mantiene solide le basi con i classici. Caterina, dice “non ho mai fatto un Lago dei Cigni in jeans; i classici, alcuni almeno, vanno rispettati nella loro integrezza”. Potreste darle torto? Vi sono classici e storie che possono essere cambiate, rinnovate, ma non snaturate. Ecco che si apre la via anche a nuove idee.
(Autori, prendere nota! Off topic totale, V)
Il prossimo spettacolo è “La Bella Addormentata”. Si terrà sabato 25 e domenica 26 agli Arcimboldi. Insieme agli allievi, due ex che brillano come diamanti, le ètoiles Yuka Masumoto e Michal Krčmář.
Il 10 Maggio, invece, ci sarà il Gran Galà celebrativo per i vent’anni di attività di Accademia Ucraina di Balletto, ove si esibiranno i ragazzi insieme a molti ex allievi che solcano i palcoscenici più illustri del mondo.
Caterina è, per me, davvero da ribattezzare La Grande. Per la sua visione, per il coraggio di andare contro le attualizzazioni estreme.
Per quello, più arduo, di andare contro se stessa quando ventila la voglia fortunatamente sopraffatta di lasciare.
Grande, come gli spettacoli che porta sul palco e come i ragazzi che con lei crescono.
E come i loro sogni, che continuano a volare.
Una Primavera alla volta: e lentamente tornare a rifiorire
Vi ho raccontato, spero con attenzione e dettaglio, di ciò che ho vissuto nel modo più sincero che potessi.
Spesso commuovendomi da sola, pensando alle confidenze con La mia Prof, i racconti che ne sono venuti fuori dall’infanzia e dalle storie personali, e alle parole, alla resilienza e alla forza dela gentilezza di Caterina. Ripenso a quanto noi donne, anzi, noi esseri umani, quando diamo il meglio, siamo capaci di costuire.
In un mondo che pare voler solo distruggere – cose che hanno loro storie da testimoniare, libri, luoghi, case (il là alla canzone di Scanu, anche se parrebbe diversamente, è involontario, eh…), natura, animali, persone (ok, magari qualcun* che ha commesso l’inconcepibile lo potremmo anche mettere fra i cattivoni da perseguire, ma solo quelli) – costruire e aiutare a costruire un’alternativa solida per il futuro è senza dubbio un’ispirazione.
Di cuore e grandezza,
come Elisabetta e Caterina.
Che possa un tale eco, esattamente come la Primavera, lentamente, tornare a rifiorire
Veronica <3

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