Veronica Fino

L’eterna imbronciata

V come VèVè

VèVè come Veronica

“VèVè” per le amiche di sempre. Un vezzeggiativo che simboleggia l’insolita voglia di raccontarmi pubblicamente, attraverso un universo di parole in flusso, spesso scombinato, fra idee, pensieri, caos psicofisico ed elucubrazioni, ma mai lontano da quella che sono, semplicemente, io.

Partendo dall’inizio… Mi chiamo Veronica Fino, nata a Milano nell’ormai lontano 30 settembre 1983. Di venerdì, per l’esattezza… rimarco, perché la mia nonna, la Chiarina, diceva che avrei avuto lo spirito della festa innato. E, in effetti, amo celebrare piccole e grandi cose, il colore, il cambiamento, l’ordine compulsivo sovrastato dai pensieri in circolo, in quello che si definirebbe in una delle mie frasi preferite: “infinite sfumature di un vasto e tormentato alfabeto interiore”. Sì, Alda è una delle mie autrici di riferimento e costante ricerca, lei, anima così pura e mai del tutto compresa; lei, così tormentata, eppure così ebbra di vita. 

Mi appassiono tuttavia ai dettagli e alle “storie di cuore“, quelle in cui qualcosa dentro di me mi spinge a volerle conoscere, percepire e regalare. Spero possano fare lo stesso a chi avrà l’accortezza di leggermi. Regalare un sorriso a qualcuno ogni giorno è un po’ come salvare un piccolo pezzo di questo vorticoso e folle mondo fatto di individui alla disperata ricerca di visibilità per sentirsi, a mio parere, importanti, meno soli, poco alla volta.

E poco alla volta, mi auguro di entrare in quelle pagine “familiari” che fa sempre piacere (ri)leggere. E chissà, forse anche ascoltare, grazie alla mia vocina da Memole (almeno al telefono sembro ancora una bambina. Di persona… vabbè, avete delle mollette per i veli pietosi?) 

Ho avuto l’enorme fortuna di vivere in una famiglia molto incasinata, ma decisamente molto unita, con un nonno che è stato per me meglio di un libro di storia, col quale ascoltavo musica classica, leggevo grandi romanzi, tragedia ed epica, e un papà che è il mio eroe di sempre. In più, non mi è mancata la clemenza di selezionare gli amici e poi poter conoscere molte persone che stimo. Creativi di ogni forma e arte, che amo e di cui starei ore a parlare. Amo il teatro, la moda, la fotografia e il colore. La luce, i suoi giochi, e ciò che le immagini svelano o inducono a vedere.

Dietro a ogni cosa che cattura la nostra attenzione ci siamo noi, dovremmo rendercene conto. Se solo ci soffermassimo un pò di più…

Quel che ci incuriosisce è ciò che ci caratterizza, che ci attrae o semplicemente ci piace. O ci ferisce, ma scatena comunque qualcosa.

Traggo ispirazione da ciò che vedo, a cui assisto, dalle relazioni interpersonali che si creano. E molto dal ricordo, che è da sempre un mio rifugio. Ho conosciuto il dolore, quello che distrugge fisicamente, e quello che travolge emotivamente, la perdita dei miei due più cari amici, la delusione, l’indifferenza, la solitudine, ma ho sempre cercato di vederne qualcosa su cui lavorare, per me, e per chi ha sofferto con e per me.

E ciò che ardentemente vorrei è raccontare ciò che di bello accade qui e là nel mondo, storie, piccoli gesti che inneggiano e riportano alla bontà dell’animo umano (e se ci credeva ancora anche Anna Frank, qualcosa deve pur voler dire), a ciò che, al di là del male, del dolore, è capace di fare, nonostante tutto. Donando un senso a ciò che sfugge, ci avvilisce, ci lascia sgomenti, esterrefatti, spesso senza più parole gioviali.

Insomma, poco social, molto influenZer. 

Un abbraccio, 

Veronica

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