
V come VèVè
VèVè come Veronica
“VèVè” per le amiche di sempre. Un vezzeggiativo che simboleggia l’insolita voglia di raccontarmi pubblicamente, attraverso un universo di parole in flusso, spesso scombinato, fra idee, pensieri, caos psicofisico ed elucubrazioni, ma mai lontano da quella che sono, semplicemente, io.
Partendo dall’inizio… Mi chiamo Veronica Fino, nata a Milano nell’ormai lontano 30 settembre 1983. Di venerdì, per l’esattezza… rimarco, perché la mia nonna, la Chiarina, diceva che avrei avuto lo spirito della festa innato. E, in effetti, amo celebrare piccole e grandi cose, il colore, il cambiamento, l’ordine compulsivo sovrastato dai pensieri in circolo, in quello che si definirebbe in una delle mie frasi preferite: “infinite sfumature di un vasto e tormentato alfabeto interiore”. Sì, Alda è una delle mie autrici di riferimento e costante ricerca, lei, anima così pura e mai del tutto compresa; lei, così tormentata, eppure così ebbra di vita.
Ho scritto poesie, ho una bozza mai finita di un romanzo, due sceneggiature teatrali che mi attendono in qualche polveroso cassetto, come una storia per bambini con il Covid visto con una prospettiva nuova, ho organizzato eventi, spesso in supporto a cause di beneficienza, organizzato corsi di inglese per bambini attraverso il gioco e il teatro e per anziani, e di italiano per stranieri grazie all’adesione di un oratorio non lontano da casa. Ho gestito per otto anni una società di vendita online, la VèrOlimpo srl con di blog, Vlog e social media dedicati.
Ma per la prima volta, oggi scrivo di me, per esorcizzare, per rivedere, ripensare, soppesare e per far riaffiorare; per smuovere e tornare a sentirmi brillare. Non badate, mi è venuta in baciata, sarà il sottofondo degli Aventura della macchina parcheggiata davanti al mio cancello. Attraverso le mie pagine, mi focalizzerò su tematiche molteplici, purtroppo ho la pessima tara della non costanza e della difficoltà ad etichettarmi (in questo strano mondo dove #hashtag è essenza di vita virtuo-reale stessa), ma faccio parte di quella categoria di persone che il mondo lo vedeva già da una finestra ancora prima della pandemia, i cosiddetti “fragili”, anche se trovo il termine un po’ ehm… ok, lascio a voi il commento, e magari ve ne parlerò. Senza spiegare e tediare troppo. Ma, attraverso la rilettura, arriverò –spero-anche a me, in un angolo buio chiuso del quale ho nascosto fin troppo bene le chiavi.
Quindi, ricapitolando: Veronica, 41 anni, Milanese residente a Milano, innamorata di Diego, con un matrimonio rimandato al duemilaeboh e tre pelosi adorati: un pastore maremmano, Barney, e due femmine di pastore tedesco di Afrodite e Hebe Artemide Li menziono già, perché sicuramente ne scriverò, posterò qualche loro immagine. Afrodite è indubbiamente molto più icon di quanto io potrò mai essere. @baby_afrodite_gsd Artemide è più un pasticcio, un po’ come me.
Gli animali, non a caso, sono una terapia favolosa nei lunghi momenti di malattia. Tanto fisica quanto psicologica. Sono anche un’immensa fortuna di crescita, per coloro che sono in grado di comprenderli,
IO? Io mi appassiono spesso e velocemente e altrettanto in fretta perdo entusiasmo, che si tratti di cose, film, serie tv, e addirittura nelle amicizie. Ho il tremendo difetto di andare via se non gradita, non si impone la propria presenza, per quanto ci si possa sentire feriti da queste scelte condizionate. Ma casa mia è sempre aperta.
Mi appassiono tuttavia ai dettagli e alle “storie di cuore“, quelle in cui qualcosa dentro di me mi spinge a volerle conoscere, percepire e regalare. Spero possano fare lo stesso a chi avrà l’accortezza di leggermi. Regalare un sorriso a qualcuno ogni giorno è un po’ come salvare un piccolo pezzo di questo vorticoso e folle mondo fatto di individui alla disperata ricerca di visibilità per sentirsi, a mio parere, importanti, meno soli, poco alla volta.
E poco alla volta, mi auguro di entrare in quelle pagine “familiari” che fa sempre piacere (ri)leggere. E chissà, forse anche ascoltare, grazie alla mia vocina da Memole (almeno al telefono sembro ancora una bambina. Di persona… vabbè, avete delle mollette per i veli pietosi?)
Ho avuto l’enorme fortuna di vivere in una famiglia molto incasinata, ma decisamente molto unita, con un nonno che è stato per me meglio di un libro di storia, col quale ascoltavo musica classica, leggevo grandi romanzi, tragedia ed epica, e un papà che è il mio eroe di sempre. In più, non mi è mancata la clemenza di selezionare gli amici e poi poter conoscere molte persone che stimo. Creativi di ogni forma e arte, che amo e di cui starei ore a parlare. Amo il teatro, la moda, la fotografia e il colore. La luce, i suoi giochi, e ciò che le immagini svelano o inducono a vedere.
Dietro a ogni cosa che cattura la nostra attenzione ci siamo noi, dovremmo rendercene conto. Se solo ci soffermassimo un pò di più…
Quel che ci incuriosisce è ciò che ci caratterizza, che ci attrae o semplicemente ci piace. O ci ferisce, ma scatena comunque qualcosa.
Traggo ispirazione da ciò che vedo, a cui assisto, dalle relazioni interpersonali che si creano. E molto dal ricordo, che è da sempre un mio rifugio. Ho conosciuto il dolore, quello che distrugge fisicamente, e quello che travolge emotivamente, la perdita dei miei due più cari amici, la delusione, l’indifferenza, la solitudine, ma ho sempre cercato di vederne qualcosa su cui lavorare, per me, e per chi ha sofferto con e per me.
E ciò che ardentemente vorrei è raccontare ciò che di bello accade qui e là nel mondo, storie, piccoli gesti che inneggiano e riportano alla bontà dell’animo umano (e se ci credeva ancora anche Anna Frank, qualcosa deve pur voler dire), a ciò che, al di là del male, del dolore, è capace di fare, nonostante tutto. Donando un senso a ciò che sfugge, ci avvilisce, ci lascia sgomenti, esterrefatti, spesso senza più parole gioviali.
Insomma, poco social, molto influenZer.
Un abbraccio,
Veronica
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