“Tutta la luce che non vediamo”, letture da “Alcesti” di Euripide: in ricordo di Sonia Bonacina il Gruppo Teatro Sonia Bonacina ricorda così la sua Sonia

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Nell’Abbazia San Benedetto di Seregno si è svolta la speciale serata per commemorare l’attrice, tragicamente scomparsa nel 2011

Ripropongo con enorme piacere e malinconia il mio articolo apparso sulla Rivista bimestrale “Teatro” edita e curata da GaTAL, Gruppo Attività Amatoriali Lombardia per il quale scrivo ormai da qualche anno, per omaggiare il ricordo di Sonia Bonacina e la splendida serata a lei dedicata, alla fine di Gennaio del 2024.

Tutta la luce che non vediamo” è il nome scelto per il toccante spettacolo realizzato dal Gruppo Teatro Sonia Bonacina presso l’Abbazia di San Benedetto a Seregno (MB) il 30 Gennaio. L’occasione è stata onorare la memoria di Sonia Bonacina, attrice e doppiatrice deceduta tragicamente in un incidente stradale a Milano nel 2011, a soli 28 anni. Un tributo dovuto e voluto dalla famiglia e dal regista del Gruppo, Giorgio Como. Riesce a regalare un’atmosfera austera, capace di richiamare all’ordine (e al cuore) i presenti. Tanti: amici, parenti, concittadini hanno sfidato il freddo serale della bellissima atmosfera pur di non perdere il modo gentile di onorare la vita di una ragazza brillante e amante del suo lavoro. Nondimeno, del teatro.

Il ricordo di Sonia non si è mai spento

Come ogni anno, a partire da quel funesto giorno, si rinnova l’invito alla commemorazione, alla quale segue un’opera in scena. Un momento di intenso raccoglimento e ricordo di Sonia.

C’è la mamma, lì davanti.

Spicca per il suo sorriso.

La sua grandezza traspare già dalla capacità di rinnovarlo e donarlo, andando oltre il dolore. Ricongiungendosi con l’amore per la sua Sonia. Ravvivato da quello di (noi) presenti. Non c’è un modo universale per vivere il dolore, ma fare spazio alla comunità e, all’amore, su tutto, e nonostante tutto, credo sia un bel modo. Ogni momento della serata è stato molto sentito da tutti. Attori e “pubblico”. Una condivisione che ha smosso anche chi non ha conosciuto la donna. Se ne coglie, almeno in parte, la sua gioia inesauribile di vita e dedizione, al Teatro e alla sua storica Compagnia, a lei intitolata dopo la sua scomparsa.

Le domande che si sono poste gli antichi sono quelle che hanno attraversato l’umanità e rinnovano il loro valore universale fino a noi. Questo è ciò che ha spinto a raccontarli, per spiare da una finestra riflessioni che giungono ancora oggi.

Qual è il senso ultimo della vita, se non la luce. E del resto, se l’amore fosse ciò che ce la rende più percettibile?

Dopo le presentazioni, la parola è ceduta al Parroco che, ringraziando prima la Comunità Benedettina, dice: «tutti noi vogliamo vedere tutta la luce che non c’è». È, quella, una luce che «non cogliamo perché i nostri occhi non sono pronti a vederla ». Il contesto è sacrale e magico, «perché noi qui apriremo il nostro animo per cercare di vedere quella luce divina che sta contemplando Sonia. Che è avvolta, è in quella luce, che ella stessa ha lasciato: se siamo qui, è perché lei è rimasta nei nostri cuori. » Una luce che «ce la farà sentire attraverso l’opera dei ragazzi con i loro spettacolo. » C’erano anche il sindaco di Seregno, Alberto Rossi, tornato con entusiasmo a ricordare con parole commosse la Bonacina ed elogiare il talento e la dedizione del Gruppo Teatro di Desio. Con lui, anche l’Assessora alla Pubblica Istruzione, Cultura e Biblioteca Federica Perelli.

CARA SONIA… IL TEATRO NON È MAI SOLITUDINE : LA LETTERA DI MICHELE FARACCI, PRESIDENTE GATAL

Anche Michele Faracci, il nostro Presidente, è intervenuto con un toccante tributo alla ragazza. Per lui, la speciale serata è un’occasione per forgiare la memoria nello spazio da lei più amato, quello scenico. Lei che era così «convinta dell’importanza e della bontà del Teatro e della cultura». Sonia ha regalato molto al teatro filodrammatico prima, e a quello professionistico poi, senza dimenticare i primi passi nel Gruppo Teatro Desio e le sapienti lezioni del “lungimirante” Giorgio. Michele si rivolge alla donna in una lettera aperta, ricordandole quanto lei in questo tempo sia «stata una presenza e che anche quando il tuo talento ti ha fatto approdare, con piacere, nel mondo professionistico, non ci ha abbandonato».

La sua è stata una rapida carriera teatrale in ascesa, tristemente interrotta.

Poi, Faracci ricorda caratteristiche e importanza del teatro che lei amava: la possibilità di vivere molte vite in una sola, seppure breve, vissute con intensità » e quanto «il far parte di una Compagnia di teatro significa vivere la gratuità del partecipare, compreso il successo personale, gli applausi, le gioie intense e … l’abbassarsi definitivo del sipario. […] Non deve mancare però sentirsi e vivere una comunità, perché un allestimento risulta compiuto bene quando è frutto di un atto corale, dove le soddisfazioni nascono dalle fatiche e dai sacrifici, sopportati da tutti con gioia. […] La Compagnia Sonia Bonacina vive oggi quest’aria di comunità, grazie a te. »

La comunità, dunque, l’adesione e la partecipazione sono necessarie per la realizzazione di un allestimento che diventa ben eseguito quando è « frutto di un atto corale, dove le soddisfazioni nascono dalle fatiche e dai sacrifici, sopportati da tutti con gioia.[•••] .

In fin dei conti,

«il Teatro non è mai solitudine, è come una piacevole catena: collega gli uni agli altri. » 

In questo spirito di insieme, anche quest’anno il premio Gatal Sonia Bonacina, destinato a una giovane attrice filodrammatica particolarmente promettente, verrà dedicato simbolicamente a lei. Fra gli applausi e le lacrime trattenute a stento, sopraggiunge il Regista e Professore Giorgio Como ad anticipare l’opera.

Giorgio Como spiega il titolo della rappresentazione: la Luce dell’Amore

« Abbiamo scelto il titolo “Tutta la luce che non vediamo” perché viviamo in un mondo dove non vediamo la luce nella sua intensità e nella sua forza; la vediamo quando quella luce non c’è più. Così è stato per noi, con Sonia, ci siamo accorti quanto fosse grande la sua importanza quando purtroppo è mancata. E la scelta di raccontare l’Alcesti è fatta perché è una storia d’amore, un amore che deriva dal sacrificio. Proprio in un momento in cui l’amore sembra essere solo possesso. Alcesti offre la sua vita per amore. Questo è ciò che ci ha indicato Sonia. Fare sempre sempre le cose al meglio. E e cose al meglio possono essere fatte solo con amore; per amore. Gli attori, in gran parte dei quali giovani e giovanissimi, indossano capi neri. Fra loro, spiccherà poi la protagonista femminile, in vesti bianche. Immediatamente, si coglie la purezza eterna e universale de “Alcesti” Euripideo. Una sorta di tragedia-non tragedia, con trama, personaggi e caratteristiche ad esse estranee, più affini al dramma satiresco. Si tratta dell’opera dell’autore probabilmente più antica a noi giunta. Inizialmente, l’allestimento era stato pensato come un insieme di letture in musica accompagnato da musiche e canti del Corde Vocali Duo. Ma la voglia di cimentarsi dei componenti della Compagnia con una forma più recitata regala una sorpresa. IL RISULTATO È UNA SORPRESA Si assiste alla scena di un’opera tragica anomala: come si sa, l’amore vince anche sulla morte. Si mantiene la struttura del dramma, con canti e suoni di strumenti antichi a sancire fine e inizio di episodi e stasimi. Fra canto e recitazione. Ma, come il bel teatro, emoziona e sorprende. Nel gruppo, ben si distinguono le battute suddivise fra il folto numero di attori e traspare quel filo conduttore della luce di e per Sonia, la sua passione. La sua emozione. La minuta Alcesti si fa grande nel suo personaggio, esattamente come il suo immenso dono: la sua vita, offerta in sacrificio per amore del marito. Admeto era destinato a morte, ma Apollo, che prova stima per il giovane Re di Fere, decide di salvarlo, a patto che qualcuno di consanguineo si consegnasse ad Ade al suo posto. Né madre né padre, il Re Ferete lo hanno fatto, al posto della giovane, definita con sdegno come la straniera. Per questo motivo, il vecchio re è cacciato dal figlio in occasione della cerimonia funebre. Grazie al sapiente uso delle timide, eppur ottime capacità degli attori, che non dimenticano di enfatizzare, ad esempio, il carattere solenne e costantemente in bilico fra dovere dell’ospitalità, sacra ai Greci e rispetto per la moglie defunta di Admeto, e quello quasi farsesco (lontano dai classici personaggi tragici) di Eracle. Questo è un topos nuovo per il mondo antico, e permane oggi attualissimo ed attualizzato, che passa dall’enormità del valore di sentimento come il rispetto e la dedizione, il donarsi all’amore pieno, puro, all’altro/a, allo stravolgimento. Dalla profondità alla drammatica realtà ove un uomo prevarica sulla donna, strumentalizzandolo, utilizzandolo come arma per perpetrare poi violenza su di lei. Sia essa psicologica, o più brutale. QUESTA PARTE è DA SCEGLIERE, SE INSERIRLA O MENO! Pagina 3 di 4 06 Febbraio 2024 A cura di Veronica Fino Tutto il gruppo è, in definitiva, capace di far vivere al pubblico un sunto della storia, a lieto fine. Un bell’applauso travolge e riporta al momento del saluto. Un appuntamento al prossimo anno. La mamma è visibilmente commossa fino alla fine. Insieme a lei, con gli occhi e negli occhi di tutti, ci sono impercettibili movimenti luminosi. Una serata che diventa memoria in divenire costante, avvolgente, che con l’affetto che circonda ricordi ed emozioni, allontana il buio della solitudine anche nella più tragica sorte trova nuovi sogni e nuova speranza. Luce amorevole, che impariamo a cogliere, come Sonia e la sua vita ha insegnato. D’altronde, come insegna Giovanni della Croce: Al tramonto della vita, saremo giudicati per amore.

A cura di Veronica Fino

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