Buon 8 Marzo, buona Giornata internazionale dei diritti delle donne

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Alda Merini scrisse :

« Sorridi donna, sorridi sempre alla vita

Anche se lei non ti sorride

Sorridi agli amori finiti, sorridi ai tuoi dolori, sorridi comunque. Il tuo sorriso sarà luce per il tuo cammino, faro per naviganti sperduti. Il tuo sorriso sarà: un bacio di mamma, un battito d’ali, un raggio di sole per tutti. »

E di qui, cercando di racchiudere un piccolo mondo al femminile, un pensiero si fece subito strada…

Alle donne forti, alle donne più fragili, alle donne intelligenti, alle donne sensibili, alle donne combattenti, a quelle più resilienti, alle donne complessate, alle donne sicure, alle donne malate e alle donne malate d’amore, così come a quelle che si alzano per preparare la colazione per tutti, quelle che poi, la colazione la saltano; a quelle eternamente in ritardo e quelle assurdamente in anticipo, quelle che gli si addormentano sulla spalla e quando si svegliano rimangono lì, insonni, incredule, a osservarlo; a quelle che timore e stupore la fanno da padrone; a quelle che insegnano ogni giorno qualcosa, a quelle che imparano, insegnando, ogni giorno qualcosa; a quelle fanciulle che ballano senza musica, al ritmo del loro spirito, coloro che cantano da sole, con le loro cuffiette, noncuranti della gente, le medesime che poi ballano in auto sulle note della stessa canzone, ripensando a quanto sia bello contrarsi per le risate di quelle favolose serate; a quelle col cuor che ancora duole, che «hanno gli occhi che brillano», parlando di qualcuno, e quelle che «gli occhi ti si riempiono di cupo bagliore», con un timido magone nel petto, riparlando di quel qualcuno, ma poi cambiano argomento col far del lazzo; quelle che animano una stanza con la loro sola presenza, quelle che illuminano tutt’attorno, ma in silenzio si rabbuiano dentro, quelle che amano e lasciano andare, augurando buona fortuna, quelle che vorrebbero sporcarsi la bocca con parole tanto inutili, quanto discutibili; quelle che aspettano l’inaspettabile e si vietano l’auspicabile, quelle irrazionali, quelle troppo controllate, quelle che sorridono davanti a un messaggio, quelle che con un messaggio ti fanno piangere della tua piccolezza. Quelle che piangono per un nonnulla e ridono con meno, quelle che sognano grandi gesta e vivono di piccoli gesti. A quelle appassionate di tutto e stanche di niente, quelle che si perdono negli istanti del presente. A quelle fortunate, sempre innamorate, a quelle che ti spronano a far del bene e del bene riempiono il mondo «perché i sentimenti non si sprecano mai, ti modulano dall’interno a scegliere meglio la prossima volta». A quelle che credono nel quotidiano che diventa un “per sempre”, quelle che “per sempre” è la paura della solitudine, e che “per poco” diventa scusa dal sapore amaro per tradire. A quelle che giocano, a quelle troppo serie, quelle che si arrabbiano, quelle che fanno la pace, quelle che vedono il mondo a colori e poi vestono di nero, quelle che vedono nel nero una commistione perfetta di sfumature e sensazioni, e quelle che, con un occhiale colorato, regalano un universo nuovo a un bambino; quelle del multitasking, quelle che si truccano in macchina e in macchina inveiscono se quello davanti non sfreccia al comparire del verde; quelle che, di qualsiasi cosa si tratti, «si, il tuo è bello, ma il mio di più». Quelle che si raccolgono col cucchiaino quando sono distrutte e quelle che il cucchiaino lo nascondono quando sono depresse. Quelle che le ferite se le leccano da sole, e quelle che al sole si bruciano sprecando parole. Quelle che ti leggono dentro e quelle che anche dopo anni loro malgrado non ti vedono. Quelle che se non puoi esserci non ti comprendono, ma quando ci sei comunque non ti capiscono. Quelle che ammiri profondamente, che ti lasciano quel segno che resta, dopo anni, motivo di vanto e profondo orgoglio. Quelle che con l’orgoglio, al contrario e spesso inconsapevolmente, vivono male, si fanno vezzo e bizzosamente alla fine escono sconfitte; a quelle che vincono «ogni dì, perché una lezione, comunque, loro la apprendono». Quelle che non senti eppure percepisci in ogni caso, perché in fondo la prima tappa dell’

«ogni parte del mondo» è dentro di te. Quelle che si emozionano, che creano, che ti emozionano, quelle che involontariamente, poco si prendono, eppure qualcosa te lo lasciano. Quelle che non giudicano nessuno, e poi passano la giornata a sistemare quel capello fuori posto o notare di continuo la calza smagliata e all’immagine che deve risultare perfettamente agghindata. A quelle che si alzano presto e fanno comunque tardi, quelle che restano come sono, senza trucchi e senza filtri, perché una volta tanto è bello riconoscersi. Quelle che non chiedono altro al di fuori del rispetto, assai migliore di un mazzo di fiori e ogni altro gingillo prediletto… quelle che hanno il coraggio di voltare le spalle a quegli uomini che questo principio non lo hanno appreso e sbandierato, quelli che non fanno delle loro donne vere compagne.

A coloro che hanno iniziato un cambiamento, che hanno subìto vessazioni per questo stesso cambiamento, quelle che lo hanno voluto, che ne hanno goduto, e a quelle che ci hanno creduto, per tutte quelle che verranno e diverranno: grazie, perché quando penso alle mie, capisco che uno dei sinonimi più adatti del termine “donna” dovrebbe essere “meraviglia”! Auguri, splendide creature, oggi come ogni anno, auguri un po’ ogni giorno.

~Perché anche una tragedia si può scegliere di salvare ciò che il passato insegna e farne tesoro~
Rafiki docet
💛👠💐🌼

Veronica Fino 💛

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