Fa discutere la scelta del medico di utilizzare le strumentazioni ospedale di Aosta per pochi istanti così da permettere la sopravvivenza della felina
[di Veronica Fino] – L’Unità Sanitaria Locale della Valle d’Aosta ha disposto un’indagine interna presso l’Ospedale Parini per l’uso da parte di un Dirigente specializzato in Radiologia Interventistica per evitare il decesso di una paziente.
Il punto che sta dividendo gli Italiani e riempiendo i quotidiani è che questa “paziente”, la cui ripresa lenta ma miracolata è ricominciata dopo il 27 Gennaio, data dell’accaduto, è che è… una gatta. La sua, per la precisione.
Presso l’USL è subito giunta una lettera di spiegazione o, come qualche persona simpatica la chiamerebbe, solo per manipolare e disorientare la lettura, scuse.
Con, annessa, la proposta spontanea di risarcimento.
Una lettera di spiegazioni, scuse e ferma consapevolezza, dunque
«Se non avessi fatto tutto ciò che potevo non me lo sarei potuto mai perdonare. Se non avessi fatto tutto ciò che potevo, visto che faccio proprio il medico radiologo interventista, che, dunque, è abituato a prendere decisioni immediate per salvare vite e la mia gatta fosse morta, non me lo sarei potuto mai perdonare, anche per i miei figli.»
Ecco: ora rileggetela togliendo «la mia gatta» dalla frase.
Va bene, vi facilito l’epico lavoro di andare oltre le tre righe, cinque se mi volete proprio bene.
«Se non avessi fatto tutto ciò che potevo non me lo sarei potuto mai perdonare. Se non avessi fatto tutto ciò che potevo, visto che faccio proprio il medico radiologo interventista, che dunque è abituato a prendere decisioni immediate per salvare vite e fosse morta, non me lo sarei potuto mai perdonare, anche per i miei figli»
Ecco: considerate che è esattamente questo lo spirito che dovrebbe guidare un medico, così come un veterinario: salvare delle vite
Ma facciamo un passo indietro.
Torniamo pertanto alla premessa: a scrivere queste parole è stato un medico 👨⚕️radiologo interventista, come lui stesso riporta.
Evito, se non per elogiarne il gesto e il coraggio di fare scelte noncuranti delle conseguenze, di scriverne il nome perché, sicuramente ora che è stata resa nota anche la figura della moglie (ahh, i miei colleghi, come sono bravi a indirizzare il dito ma non capire dove potrebbero più ampiamente guardare, oltre. Oltre la polemica, e sarebbe già un bell’inizio -ndr-)
“La cosa giusta e meno ortodossa”
In seguito a ciò, questa persona ha fatto una scelta più di anima(-)le uomo che di animale umano: ha deciso consciamente di anteporre di salvare un’altra vita, facendo la “cosa giusta e meno ortodossa”, benché ciò significasse violare del protocollo.
In ogni caso priorizzando e badando che non ci fossero pazienti, essendo la cosa avvenuta di sera, fuori orario rispetto agli ordinari appuntamenti, fuori dal suo orario di timbratura, ha utilizzato i macchinari dell’ospedale per diagnosticare, vista l’inevitabile gravità dell’animale, per sottoporla a una TAC per qualche secondo per visionare lo stato della micina.
Essendo in grado di farlo, ha poi drenato un polmone (uno collassato, l’altro spostatosi dalla cassa toracica. Non proprio una roba da nulla) e le ha permesso di riprendere a respirare.
Fatto ciò, emersa nota di quei DUE MINUTI in cui Athena è stata salvata, si è scusato pubblicamente con una lettera firmata e si è immediatamente reso disponibile a pagare le spese e eventuali danni alla struttura ospedaliera.
Trovandosi con l’USL Valdostana più alla frutta che fritta, viste le procedure di accertamenti interni
Punti di visti e di sviste
Riflettendo sulla vicenda, sollevo dalla mia qualche questione in merito, condivisibile o meno:
• chi fa tac dopo le 8 di sera se non per urgenze da PS?
• avrebbe potuto portarla in un pronto soccorso veterinario? (Vorrei anche dar nota che l’uso di strumenti di diagnostica umana da risarcire è mooolto più costoso che quello per animali -n.d.r-)
Tornando alla domanda, replico:
Ovviamente.
Ma che ne sappiamo noi di quanti ps veterinari ci sono in quel di AO, e soprattutto quanti hanno strutture e i medici adatti liberi e -cosa fondamentale come quei due minuti- disponibili immediatamente?
(Del tipo: se hai bisogno di respirare ora, ora ti devono permettere di farlo, ogni secondo influisce -n.d.r-)
- avrebbe dovuto pagare un veterinario? Certo, di nuovo. Ma ricollegandomi al punto sopra, avrei voluto avere almeno un millesimo della sua capacità di almeno un 1000esimo per poter salvare il mio Fred mentre un’emorragia si riversava nel suo immenso cuore e faceva esplodere di dolore il mio
- avrebbero dovuto fare attenzione alla gatta o mettere in maggior sicurezza il luogo dove si trovava? Rispondere a questa ovvietà parrebbe un insulto anche al cervello meno rielaborativo. Per quanto attivo, eh, sia chiaro!
- qui già ribatto obiettando, prima che lo andiate asserendo, la mala sanità non è dovuta a questo episodio singolo. Dovremmo indignarci per i grandi numeri di prenotazioni dai tempi biblici e, una volta giunti per le visite, notare la presenza di medici e non di pazienti, perché molti posti sono destinati (e anticipati negli orari) a visite private in ospedale, che vanno per la maggiore, secondo alcune inchieste recenti, o per le prenotazioni non annullate e i posti liberatisi magicamente a ridosso, guarda caso e nondimeno, delle vacanze e delle Festività. 13 agosto: posti per RMN total body, TAC, PET e altre tipologie di esami diagnostici liberatisi dal nulla, così come il 23 dicembre. Addirittura dove i pazienti vengono esortati a fare controlli di natura prettamente oncologica o screening. Sia altresì chiaro che ho perso ben 8 persone a me carissime di cancro, alcuni giovani, troppo giovani… anche chi vi scrive ora ha una forma di malattia che cura in reparti ricchi di finte false speranze, dove anche la più bonaria delle narrazioni della lotta diventa a certe orecchie fin troppo retorica. Pertanto, so quanto sia questione delicata quella dell’attesa. Potrei anche sottolineare quanta carenza di personale sanitario specializzato ci sia nel nostro Paese, sempre più pronto a trasferirsi verso luoghi più remunerativi o quanti di loro si sentano poco protetti; ciononostante, non è questa la sede opportuna
- altro dettaglio, nessun paziente umano è stato ritenuto secondario rispetto al felino dal medico. In parole più spicce: avrebbe salvato prima la vita di una persona in fin di vita, in situazione drammatica.
Ho preferito non riportare qui il nome del radiologo perché mi disturba la grande pochezza di pensiero che sta modificando i messaggi di sensibilità e sostegno al caso dalla difficile posizione voluta dall’interventista in una penosa serie di notizie frammentarie dove emerge grande rimprovero e malevolo disappunto. Insieme a molto di non necessario.
Sicché, si modifica la percezione stessa delle cose dei “io avrei fatto lo stesso” “voglio sapere il nome per scrivergli che lo ammiro” virando verso tutt’altra attuazione macchinosa nell’hating mediatico seria(l)mente borioso e noioso, quello delle illazioni gravi. (Che fra l’altro, sono perseguibili penalmente n.d.r-.) Parole violente come “approfittatore”, “pe**ente, poi ci fate morire a noi”- lette fra i migliaia di commenti tristi e totalmente fuorviati rispetto ai precedenti.
Questo poiché è emerso che l’operatore del nosocomio è legato a una persona di un determinato partito politico. Motivo per il quale non vorrei si sminuisse di molto il valore del gesto.
D’altronde, si sa, siamo tutti grandi arroganti verso gli altri senza esserlo verso noi stessi, reputandoci integerrimi giudicatori, più in diritto persino dei giudici che lo sono per merito e mestiere.
Molte persone sono così: non si guarda alla cosa che viene fatta, ma a chi la fa, non importa se il risultato sia salvifico.
(Per i non proprio pochi: pure i Vendicatori assembled cambiano opinioni, fanno errori, sbagliano pur realizzando di farlo, per un risultato più importante che il potere o la mera esecuzione delle cose -n.d.r.-)
• avrei voluto vedervi, voi, così riluttanti a considerare vergognoso questo gesto, al suo posto, con il vostro animale morente che avreste fatto. Se non è lo stesso che ha fatto lui, potete rivalutare il concetto stesso di legame verso quel vostro stesso animale, se vi foste eventualmente mai perdonati, o se seguendo le canoniche procedure avreste rischiato di perderlo.
• Senza aver anteposto tutto, consapevoli della differenza fra rispetto delle regole e la scelta di fare ciò che è giusto. A livello umano.
Sono stata accusata di essere un po’ benaltrista, che come figura retorica non è male, eh.
Come per ogni strumento, conta come lo si usa
Tuttavia, prediligo definirmi “ben-altrista”, con l’accezione di una di quelle persone che usano o cercando di usare il bene, o alternativamente di raccontare il bene, e il benessere per l’altro.
Quest’uomo, è un fatto, pagherà eventuali conseguenze e responsabilità.
L’Ordine dei Veterinari dissente sulla procedura e si riappropria del diritto di cui l’uomo si è arrogato, pur per una cosiddetta buona causa.
C’è un limite sottile fra senso del dovere e rispetto delle norme intransigenti. È chiarissimo, la legge è uguale per tutti, non bisogna assolutamente cascare nei favoritismi.
Badate: ordunque, è questo, un caso del genere? Non sta a noi comuni -benpensanti o malpensanti- decidere, ci auguriamo che nessuno di noi si trovi in quella situazione, anche e in maggior maniera per i nostri animali. Vorrebbe dire che starebbero rischiando di volare sul Ponte con noi, lì, inermi o quasi, in attesa che ci sia quella persona in quel preciso momento.
Il tema del rispetto: fra legge divina, legge dell’uomo e legge dei social: l’eco del retaggio di Antigone
Non so, ma questa storia fa venire in mente, in qualche modo ridimensionato già dal finale sicuramente meno tragico, il dramma di Antigone, che più di ogni altra eroina classica rappresenta il grande dilemma fra legge divina e legge dell’uomo.
La ragazza è la figlia forte, fiera e combattiva dello sfortunato Edipo, a sua volta vittima inconsapevole di un destino nefasto, ovvero uccidere il padre e sposare la madre, dando incestuosamente alla luce quattro figli.
I due fratelli della principessa, Eteocle e Polinice, si uccidono fra loro, dopo l’assedio del secondo dei due a Tebe. Antigone, disperata, decide di dare degna sepoltura al fratello Polinice, cosa proibita dal nuovo re tebano, Creonte.
La giovane donna ha dalla sua la compassione e il rispetto della legge divina, quella che impone di dare degna sepoltura, contraria alla legge della pólis, quella dell’uomo e del suo potere. Sa che sarà punita severamente, la sorella Ismene la avverte e la supplica di astenersi, ma lei non ne tiene conto. Ha il coraggio di seguire quello che, oggi, chiameremmo, il suo cuore e la sua umanità. Imprigionata, si suicida pur di non sottostare al decreto in qualche modo errato del re. Quando, per paura della profezia di mostrare debolezza agli occhi dei sudditi, il timore del delitto di uccidere un consanguineo (infrangendo, di nuovo, legge divina) e di vedere il proprio figlio Emone, innamorato di lei, togliersi a sua volta la vita, il sovrano si ravvede e dispone che la giovane sia libera. Purtroppo però è tardi, e la profezia di Tiresia si compirà. Resterà sì, il re simbolo della legge dell’uomo, ma solo. Con il popolo-coro che non può che compatirlo perché causa della sua stessa fine.
È la grande questione del diritto positivo, però mi fermo qui.
Ora, perché questa grande digressione in merito a un mito che risale al 442 a.C., dove fra le altre cose la protagonista muore suicida, e in più è una meravigliosa protagonista femminile? Cosa c’entra?? (Scritto alla buona, vi capisco -n.d.r.)
Perché il suo mito racconta di un personaggio estremamente moderno, che si riattualizza in più forme e parallelismi. Il suo è il senso di una moralità inconsueta, almeno per i suoi tempi. La questione sta diventando effettivamente un caso mediatico, e scelgo di ampliare questo mio pezzo (che potete trovare online qui, gentilmente pubblicato all’interno della Rubrica “Lo Zoo” del quotidiano online “La Nuova Padania” -n.d.r.-) proprio oggi.
In funzione dei commenti letti e delle cosidette “leggi dei social”, dove se vai bene, finché vai bene, sei paragonabile a un esempio eroico senza pari, eppure quando questa visione mitizzata cessa, per un qualsiasi motivo, allora diventi il nulla cosmico.
Se si fermasse alla definizione di nulla cosmico, potrebbe anche andare bene. Laddove ci si trova, al contrario, con una serie di villanie, insulti, auguri di morte, e altre “peggiocose”, allora quel nulla diventa un annientamento della figura, e con esso, della persona che commette il cosiddetto errore di non rispondere più alle nostre aspettative, divenendo , con il più gretto degli atteggiamenti, semplice strumento sul quale sfogare rabbie, frustrazioni, o semplice odio casuale. Succede online, sempre più spesso, e drammaticamente succede in stretta correlazione fra il mondo virtuale e quello reale. Quello in cui le persone poi si percepiscono, si leggono e talvolta giungono a pensare che ciò che viene letto sia ciò che si è. Perché se lo dicono in tanti, allora è vero.
Sembra un po’ un flashback del “se lo dice la tv, allora è vero” di noi anime giovani invecchiate dagli anni ’80.
Noi, per fortuna, fra nasi bruciatici con accendini durante una gita, spuntoni dalle scale, numeri di telefono -di casa- lasciati nei bagni degli Autogrill, capelli tagliati con forbici mentre tornavi al tuo banco preda del terrore, o tinti con sostanze e colori lanciati per il mero gusto di ferire, fingendo a casa fosse una scelta sconsiderata, ma autonoma, qualche ghigno di troppo, il cambiare ad ogni costo per essere come gli altri, senza sapere più chi si era prima, fingere un po’ qui e là, lo abbiamo cercato di imparare.
Come abbiamo cercato di non scomparire o farci schiacciare: rispettando le norme, naturalmente, ma riconoscendo il concetto di correttezza, quello che ha guidato Antigone nella sua scelta più estrema. Combattendo per se stessa e per chi ha amato.
Sacrificando il suo status e la sua intera esistenza per ciò in cui era, per quanto difficile, convinta fosse quella da farsi. Non seguita, non capita forse, ma il suo non è un suicidio dettato dal dolore per il modo in cui viene umiliata e fatta sentire, bensì un atto di auto-affermazione.
Calzini spaiati e zampine salvate
Ieri, 7 Febbraio, Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo, indossando fieramente calzini spaiati, ho asserito fermamente che il rapporto fra l’atto di salvare la micia del medico (finalmente torniamo alla questione principale, direte voi, che siete giunti a leggere fino a qui -n.d.r.-), sia uno sciente nonché ardimentoso atto di ribellione del cuore rispetto al dovere. Cosa che non vuol dire sia corretto infrangere la legge, e che quando e se lo si fa, si deve essere in grado di pagarne le conseguenze.
Significa, piuttosto, almeno un eco vago di quel sentire, risentirsi. Umani.
Umani con i nostri errori, le nostre idee, le nostre posizioni non sempre collimanti e condivise, con nostre le decisioni. Quando si valuta questo parametro, tuttavia, che non sia mai che ciò avvenga con la volontà di demolire simbolicamente e umanamente un’altra persona. Perché se è vero che ferirsi, all’interno delle relazioni interpersonali, può succedere, pure in virtù delle diverse opinioni, può accadere, è altresì e ancor più vero che ciò non deve accadere con il volerlo fare. (No, non siete cool, in quel caso sareste solo dei bulli, ascrivibili nella fetta in costante espansione dei co___oni, ma più fine n.d.r)
Ricapitolando:
- radiologo salva gatta morente con uso improprio di macchinari
- radiologo sa che pagherà a caro prezzo (sfera economica e lavorativa)
- Antigone salva almeno il corpo morto del fratello
- Antigone sa che pagherà a carissimo prezzo (punizione e morte autoinflitta)
- migliaia di persone sostengono il gesto del medico
- migliaia di persone si trasformano in haters del medico e sentenziano prima di un tribunale.
- gente piccolissima e arida dentro inizia un percorso di offesa verso un soggetto spesso più indifeso
- gente piccolissima e arida dentro si fa influenzare per diletto o paura del giudizio e inizia un percorso di offesa verso un soggetto spesso più indifeso
Quest’ultima evidenza è diversa rispetto alle altre per due ragioni:
—> non si limita a un solo caso, e spesso le vittime fragili non sono più gli adulti, più o meno (si spera) ora in grado di superare malelingue e traumi dettati dall’essere infangati
—> questa gente che offende immotivatamente le persone più fragili. E badate, queste, quando comprendono di essere loro stesse quelle davvero da elogiare e seguire, diventano invincibili, per quanto spezzati, come rami, anche se parte di loro tronco continua a scavare radici, e il loro tronco si amplia, di cerchi. Di vissuto, di segni, di emozioni, di successi ed insuccessi, di successi e di insegnamenti, di rabbie, di gioie e persino di quei dolori. In sostanza, di vite. E del valore di loro stessi come persone e poiché persone, pur non diventando come questa gente arida ai limiti della perfidia. Alcune delle vittime più fragili, malauguratamente, non giungono a questa consapevolezza, che richiede un lungo percorso, un processo rielaborativo, spesso non dismorfico o dissociato, complesso che inizia dal chiedere aiuto e comprendere come la vergogna sia di quella di chi commette tali gesti di cattiveria a più livelli, perciò non di chi ne è schiacciato, nei casi peggiori. Alcune delle vittime scelgono di farla finita. Per smettere di soffrire, o altri porteranno zavorre causate. Non volute. Non meritate.
Perché è esattamente lì, che dovreste prendere il più grande degli scotti: rispondere degli atti violenti, della mancata gentilezza, della viltà e dell’onta che in tantissimi subiscono. Onta per la quale, in troppi -veramente troppi- di dolore ci muoiono.
Questo è ciò per cui dovrebbe, quella famosa gente coraggiosa come Creonte che se la gioca con Don Abbondio, (quasi spoiler: e perde comunque -n.d.r-) essere fatta e seguita la legge umana. Benché quella dell’anima ci permetta di essere felici e fieri di noi. Alcuni, almeno.
Concludendo, la responsabilità autodichiarata dal sanitario sarà confermata quasi certamente con le conseguenze, e in questo modo sarà punito il responsabile.
Nelle giuste sedi.
Non fra la serie di commenti social rituali mistici di condivisione dove non riesci nemmeno più a comprenderne il mittente originale.
I giudici, dalla loro, dopo attenta analisi e con la competenza dello strano caso, valuteranno la gravità dei gesti e delle procedure attuate da quei minuti. La carriera sanitaria, i sacrifici fatti per studiare, imparare, cogliere il pericolo ed essere sempre pronti, forse mandata in fumo.
I risarcimenti, verosimilmente saldati mentre camici congedati.
Quantomeno i suoi.
I suoi panni, noi li comprendiamo, e cerchiamo di trovarvi i filamenti più preziosi.
Quindi, senza appello, una sanzione per il dirigente medico radiologo interventista che è intervenuto quando e indipendentemente dal tipo di paziente, singolare per un camice bianco, ci sarà.
Magari addirittura potrà non esercitare il mestiere di dirigente medico radiologo interventista . Nonostante ciò, certamente, non smetterà di essere un medico.
Perché lui e la sua Athena (il fascino dei classici è sempre il fascino dei classici e non credo sia sempre così casuale -n.d.r).- hanno avuto la possibilità di continuare a vivere, insieme.
Di continuare a vivere per la sua famiglia, cosa che gli animali fanno.
Per la loro famiglia.
Così si fa, nelle famiglie e così fra persone che hanno giurato di proteggersi.
Così si fa, fra persone che hanno giurato di proteggere la vita degli altri.
Oltre le conseguenze, al di sopra di ogni cosa.
Veronica
Fonti: La Nuova Padania, Ansa.it,
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