Una nuova rubrica per la scoperta di tanti professionisti e amatori, ma “alla milanese”
Prof-Amà è la nuova rubrica mensile (?) pensata come spazio dedicato a ProF, quali, Professionisti, ed Amà, come A matoriali del teatro.
L’accentuazione “Amà” è un evidente tributo alla nostra Milano, quella diwww.milanoteatri.it che la ospita, della cultura dialettale e di tutto l’amore che dietro questa città, con le sue tante luci-ombre-e-controluci, sa donare.
ProfAmà si pone l’obiettivo di essere un luogo di incontro virtuale dove conoscere e far conoscere registi, drammaturghi e operatori del settore di entrambi i mondi, mai troppo lontani.
Lo faremo attraverso interviste, commenti, testi e pensieri attori, registi, drammaturghi e operatori del settore, alcuni di quali
L’idea e l’auspicio è creare uno spazio volutamente scanzonato, benché attento e talvolta più personale, su diverse figure note e meno note, protagoniste a modo loro del palcoscenico, delle loro carriere, siano esse dilettantistiche o professionistiche.
Di lì, poterle fare incontrare, idealmente o concretamente, per lasciare che nuove sinergie spontanee possano eventualmente nascere.
ProfAmà è un progetto totalmente ideato e pensato dalla giornalista Veronica Fino, anche autrice e redattrice per la rivista del GATaL (Gruppo Attività Amatoriali Lombardia), in precedenza per VanityClass.it, maipiùsolo, e per la collana “Tracce”. Attualmente lavora in qualità di freelancer. e nuova collaboratrice di MilanoTeatri.
Per ricollegarsi al focus di ProfAmà, va subito sottolineato che l’importanza del teatro per la storia umana intera è universale, e resta un potente mezzo di comunicazione che va molto più a fondo nel tessuto sociale del più semplice intrattenimento. La nascita stessa del teatro è quella di un rituale, cioè una pratica sociale che ha a che fare con le situazioni e con riconoscimento del senso del tempo « in quanto alla ricerca di un ordine che governa il vivere dell’uomo nel mondo e nella storia ».
Il teatro, perciò, non può essere scisso dal concetto di cultura e storia e, anzi, di cultura e storia dell’uomo.
Fra i tanti eccellenti professionisti scegliamo di omaggiare le parole del Maestro Antonio Zanoletti, che ci ha tristemente lasciati l’anno scorso:
In questa epoca della disinvoltura pare che non sia più possibile mettere in pratica la cultura se non applicando quella dell’intrattenimento; pare che oggi debba essere svago, e ciò che non è divertente non è cultura, ma noia. L’invito che facciamo è quello di incontrare se stessi attraverso la riflessione e l’introspezione che il teatro può offrire, evitando la cultura di superficie dove il comico è sovrano, e il serio desta interesse solo se segue il gioco di moda e diventa buffone. […]
L’idea alla base di Antonio, che ha avviato l’Osoppo Theatre Valentina Cortese, come omaggio all’indimenticabile diva milanese dai meravigliosi foulard, è quella di cercare “la verità nel testo“, ciò che gli autori, quelli che hanno fatto grande il Teatro, o le vicende che si affrontano, pongono con onestà e sapienza senza bizzarrie e disinvolte sovrapposizioni.
Sovente cadiamo nell’errore di dimentichiamo che la drammaturgia
Un’altra stupenda definizione di ciò che il t
teatro popolare.
Molinari « il personaggio è una sommatoria di battute attribuite a un nome delle azioni, descrizioni, comportamenti e qualità reperibili nelle didascalie delle battute ».
Una delle definizioni più importanti del teatro ad oggi è
Bisogna ricordarsi sempre che per fare teatro, indipendentemente dal livello con cui ci si approccia, ovvero professionisti o amatoriali, è necessario ricordarsi che esso richiede alcune caratteristiche comuni; prime fra tutte, dedizione, costanza, spirito di partecipazione e apertura alla comunicazione fra l’io e l’io inteso come quello del proprio personaggio, insieme a quello del pubblico.
Facendo ciò si sottolinea costantemente l’aspetto principale della relazione tra attore e spettatore, una sorta di rapporto uno ad uno, dove la costante è, per l’appunto, la dinamica che fra loro s’instaura. Il teatro è un luogo di confronto vivo, esperienza iper-amplificata, di forze che agiscono e si esprimono allo stato puro e può essere fatto solo in presenza.
Proprio l’aspetto della relazione, e non di finzione, è l’aspetto principale di tutto il teatro del Novecento e della sua ricerca.
Che sia un professionista o che sia un amatoriale, l’attore è « colui che dà vita alla parola del poeta » (cit. Apollonio).
Il teatro è, di fatto, una finzione della realtà, ma non imitazione; pertanto per essere credibile, la manipola, ma solo per riempirla di contenuti.
L’attore recita, ma non finge; di fatto, lui gioca alla recitazione e al gioco stesso del teatro, e, parallelamente, lo spettatore partecipa al gioco in maniera altrettanto attiva, basandosi sulla consapevolezza che si tratta di una realtà sì, fittizia, ma mai finta, tant’è che decide di credere a ciò che viene rappresentato.

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